
Ancora sull'emergenza educativa... serve un nuovo «patto educativo».
Dopo il documento sull'educazione - GRAVISSIMUS EDUCATIONIS - del Concilio Vaticano II; dopo la lettera circa l'emergenza educativa che il Santo Padre Benedetto XVI, nel Gennaio 2008, ha rivolto in qualità di Vescovo di Roma agli educatori, ecco una nuova esortazione, questa volta per mezzo del Cardinal Vicario di Sua Santità per la città di Roma, Agostino Vallini a prendere in seria considerazione il problema dell'educazione.
In sintesi l'appello del Cardinal Vallini al convegno diocesano di "Progettare la vita" afferma che il problema educazione: «È una sfida a cui non possiamo sottrarci».
Riteniamo l'argomento non solo di grande attualità, ma di grande interesse perché coinvolge tutti noi Capi Scout, in quanto educatori di frontiera rispetto ai tanti ragazzi che vivendo nelle varie Branche dei nostri Gruppi, cercano in noi dei punti fermi nella loro, seppur ancor breve, ma in moltissimi casi movimentata vita. Per questo riportiamo di seguito l'articolo di Graziella Melina scritto per ROMASETTE.it ed apparso nell'edizione quotidiana dello strumento di informazione on-line per la Diocesi di Roma.

L'appello del cardinale Vallini al convegno diocesano
"Progettare la vita": «È una sfida a cui non possiamo sottrarci».
Il ruolo degli educatori di Graziella Melina
La sfida educativa «è complessa e nessuno può vincerla da solo». Per questo, è ormai «necessario un nuovo slancio» che dia vita a «un progetto di comune impegno», tra famiglie, scuole, parrocchie, associazioni, istituzioni. Ha fatto appello ad un «patto educativo», il cardinale vicario Agostino Vallini, rivolgendosi, sabato scorso (6 marzo 2010) ai circa mille partecipanti al convegno "Progettare la vita", la giornata di studio sull’educazione che la diocesi di Roma ha organizzato all’Università Lateranense.
Il porporato lo ha ribadito più volte: «Quella educativa è una sfida cui non possiamo sottrarci», come ci esorta Benedetto XVI. Le difficoltà da affrontare sono tante, «ma noi – ha proseguito – non vogliamo abituarci a un fatalismo rassegnato. Noi siamo uomini e donne di speranza. Siamo sostenuti dalla passione dell’educazione, che, come diceva don Bosco, è “cosa del cuore”». Il servizio educativo, ha rimarcato, «non può essere più inteso come un processo di trasmissione di valori, ma il cammino verso l’appropriazione libera di una tradizione che abbia come obiettivo la crescita della persona», «l’incontro di due libertà che si coinvolgono reciprocamente». L’esito, cioè, di «un’alleanza tra più soggetti».
«Oggi la figura dell’educatore ha bisogno di accompagnare la persona, generare e costruire – ha poi spiegato nel suo intervento Ferdinando Montuschi, pedagogista dell’Università Roma Tre –. Il fare e l’essere sono le due sponde attraverso le quali scorre la vita», che è «occasione per esprimersi, esistere, con un tempo, uno spazio e un’azione che, se sono coordinate con l’essere della persona, l’arricchiscono», altrimenti la costringono «in una condizione di sofferenza continua». «Pensiamo per esempio alle forme di perfezionismo – ha proseguito Montuschi – che portano la persona a lasciarla sempre scontenta del traguardo raggiunto. È un’inquietudine che attraversa anche la normalità dei comportamenti».
Molti poi, eccedono “nel fare”, che «fa sentire perdonati di essere al mondo». Forme di compensazione, o “coperture”, che nascono dal fatto che queste persone «non hanno mai vissuto la gratuità dell’essere, di essere quello che si è, capaci di esprimersi, di una ricchezza e di un valore che non ha bisogno di essere riconosciuta dagli altri, ma ha radici in se stessi». L’assenza di valori, ha poi sottolineato, «è facile da ricostruire, più difficile è coprire quel vuoto che la persona ha. Il vuoto di se stessi non è colmabile con azioni esterne e eroiche». Per questo, ha concluso, «se vogliamo progettare la vita, il primo progetto è proprio quello di progettare la propria persona».
Una responsabilità, questa, che la società deve avere a partire dai giovani. Che, ha rimarcato la teologa Ina Siviglia, della Facoltà Teologica Siciliana, non hanno più «un punto di riferimento unico come nella societas cristiana». Cresce fra di loro il malessere, «sono in preda alla droga, all’alcol, alla violenza gratuita». Ma il problema dei giovani, ha subito ammonito Siviglia, «siamo noi adulti», sempre più dei “dimissionari”. «L’ospite inquietante oggi è il nichilismo. Si è insediato ormai nella vita dei giovani e degli adulti. Questo vuoto chiede di essere riempito». Ma «di fronte a queste domande di senso – ha aggiunto – credo che ci sia più spazio per un annuncio di un Dio che crede nel mondo».
L’appello del cardinale vicario ad «un impegno comune», anche nelle parole del sindaco Gianni Alemanno: «Dobbiamo rieducare questa città alla speranza – ha detto –. E dalla profonda collaborazione tra Roma civile e religiosa credo che questa speranza possa essere data per tutti quanti noi». Dopo gli interventi, moderati da Giuseppe Dalla Torre, rettore dell’Università Lumsa, i lavori sono proseguiti con i laboratori di gruppo.
8 marzo 2010

Ultimo aggiornamento (Martedì 16 Marzo 2010 17:59)
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